L’Opposizione si chiama fuori dalle riforme all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato e il presidente della stessa, Carlo Vizzini, rinuncia a fare da relatore. Ne parliamo con il senatore Lucio Malan.
Come giudica la rinuncia del presidente Vizzini?
“E’ una scelta personale che rispetto. Già alcune settimane fa aveva annunciato che sarebbe stato relatore solo se sul ddl del Governo, utilizzato come testo base su cui inserire le modifiche, si fosse registrata una convergenza perlomeno di massima anche da parte dell’Opposizione. Poiché ciò non si è verificato, ha ritenuto di non poterlo fare in quanto presidente della Commissione – non potendo svolgere un ruolo bipartisan su un capitolo così importante e delicato come le riforme costituzionali”.
Ora cosa succederà?
“Come Maggioranza abbiamo il preciso dovere di andare avanti. Ci sarà un relatore di Maggioranza perché siamo in presenza di un provvedimento che la stessa Opposizione non intende sostenere. Però non ci ha ancora palesato i motivi. Non sappiamo se ciò è dovuto dalla riduzione dei parlamentari, oppure se dipende dal blando ma necessario rafforzamento dei poteri del Governo, o ancora dalla specializzazione dei ruoli delle due Camere o dal Senato federale. Tutte cose sulle quali a parole dicono di essere d’accordo poi, però, nei fatti no. Non è la prima volta che, quando si arriva al dunque, si oppongono persino quando le proposte ricalcano quelle da loro stessi espresse. Di esempi ne possiamo fare tanti. Restando in materia, mi limito a ricordare quanto successo nel 2005 con la riforma poi bocciata dal referendum”.
Quindi l’Opposizione in realtà non vuole le riforme?
“Loro diranno di volerle ma non così. Attendiamo di conoscere il ‘così’. Ma le Opposizioni non possono pretendere che siano loro a decidere come farle. Noi, come Maggioranza, abbiamo il dovere di trovare punti d’accordo ma, se la loro contrarietà deriva solo dal fatto che le proposte le facciamo noi, è chiaro che il dialogo diventa difficile. Se l’Opposizione non collabora e quindi non si raggiungono in Aula i voti dei due terzi, resta la possibilità del referendum”.
La Maggioranza andrà avanti?
“Sì, andiamo avanti. Abbiamo fatto una riunione come PdL, sottolineando l’intenzione di proseguire il lavoro per realizzare queste riforme necessarie per modernizzare lo Stato. Anzi, abbiamo già chiesto di fare delle sedute supplementari della commissione Affari Costituzionali per poter smaltire gli interventi molto numerosi annunciati dall’Opposizione”.
