Appoggio dai senatori Malan (FI) e Manconi (PD)
“Una soluzione che consentirebbe a entrambi i Paesi di fare un passo indietro senza rinnegare i propri legittimi punti di vista”: è quella prospettata per la annosa questione dei marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, dal presidente dell’Unione Induista Italiana, avv. Franco Di Maria Jayendranatha, in una lettera aperta ai Cpi di Governo italiano e indiano, Matteo Renzi e Narendra Modi.
La lettera è stata presentata questa mattina al Senato, nella Sala di Santa Maria in Aquiro, nel corso del convegno “Dipavali e libertà religiosa nel 1° anno di applicazione dell’Intesa con l’Unione induista”, alla presenza di diversi esponenti dell’induismo italiano, del vice Ambasciatore dell’India Ravi Shankar, dei senatori Lucio Malan (FI), Luigi Manconi (PD) e Daniela Valentini (PD) – questi ultimi, rispettivamente, presidente e componente della Commissione Diritti Umani – e di altri rappresentanti istituzionali, giuristi e docenti universitari.
La soluzione prospettata sarebbe quella di prendere atto del fatto che, sulla base del rapporto della polizia locale, i due militari non hanno compiuto atti volti “intenzionalmente a cagionare la morte dei due pescatori indiani, peraltro sempre presenti nelle preghiere degli induisti italiani” e, pertanto, non possono essere accusati di reati più gravi dell’omicidio colposo, per il quale le pene “non superano mai – sia in Italia che in India – i cinque anni e – in India – è noto il principio normativo in base al quale, in attesa di giudizio, le misure restrittive della libertà personale non possono mai superare la metà della pena comminabile”. Su questa base, i due italiani “sarebbero già liberi se solo la loro condizione fosse valutata serenamente, alla luce degli ordinamenti penali di entrambi i Paesi”. Pertanto, “un via libera della politica o anche una sua dichiarata neutralità favorirebbe grandemente la serenità di giudizio di qualunque magistrato”.
I senatori Manconi e Malan hanno manifestato apprezzamento per l’iniziativa e auspicato che essa venga presa in considerazione dai Governi di Roma e Nuova Delhi per risolvere finalmente il problema che, oltre ai due militari e alle loro famiglie, ha incrinato i rapporti fra i nostri Paesi.
