Vietato dire “Renzi, hai fallito” perché darebbe luogo a “turbative di ordine pubblico”. Addio all’articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di espressione
Risposta del viceministro agli Affari Interni all’interrogazione del senatore Malan – sulla rimozione parziale di uno striscione dei Giovani Forza Italia in occasione della visita (elettorale) del Premier a Prato – e replica del Senatore
Risposta del viceministro agli Affari Interni
Signor Presidente, il senatore Malan esprime critiche sull’operato della questura di Prato, in occasione dei servizi di ordine pubblico predisposti per la visita del Presidente del Consiglio dei ministri, avvenuta nel capoluogo di quella Provincia lo scorso 24 settembre.
In particolare, egli lamenta che la rimozione parziale di uno striscione di netta disapprovazione dell’azione del Governo, affisso dal Coordinamento provinciale giovanile di Forza Italia a pochi metri da un luogo dove il Presidente del Consiglio dei ministri si sarebbe recato il giorno successivo per un’iniziativa pubblica, avrebbe determinato una violazione della libertà di manifestazione del pensiero.
Come già rappresentato dal Ministro dell’interno in una recente seduta di question time alla Camera, l’episodio è stato evidentemente il frutto di una valutazione prudenziale, compiuta nell’ambito degli scrupolosi e mirati servizi di vigilanza, osservazione e prevenzione attivati nella zona del Museo Pecci, teatro della visita istituzionale del Presidente del Consiglio; valutazione prudenziale volta a evitare che l’esposizione dello striscione in una posizione di estrema evidenza, pur costituendo libera espressione di dissenso, potesse dare luogo a turbative dell’ordine pubblico.
La decisione del personale della locale Questura di rimuovere parzialmente lo striscione va interpretata da tale angolo visuale e ad essa non va attribuito alcun intento censorio. Peraltro, il predetto personale, nella logica di un dialogo civile, ha cercato di contattare gli autori dello striscione per invitarli a rimuoverlo, senza tuttavia riuscirvi, in quanto non erano presenti in loco.
Per cui, nel dare atto che lo striscione non conteneva frasi offensive o minacciose, e che quanto espresso in esso rientrava in una cornice di libera e legittima manifestazione del pensiero che deve essere sempre consentita, ribadisco tuttavia che il comportamento, anche dialogante, delle Forze dell’ordine sia stato mirato esclusivamente a rimuovere ogni ostacolo alla ordinata riuscita dell’evento.
Su un piano più generale, la vicenda costituisce l’ulteriore riprova che l’attività delle Forze di Polizia impegnate nei servizi di ordine pubblico presenta profili di notevole delicatezza, dovendo realizzare un equo contemperamento tra la garanzia dei diritti costituzionali di riunione e manifestazione del pensiero e l’esigenza del mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica.
La difficoltà del compito scaturisce anche dal fatto che tali tipi di servizi richiedono spesso valutazioni e decisioni non semplici, in scenari connotati da criticità operative. Comunque, assicuro che le Forze di Polizia continueranno a svolgere, a Prato come nel resto del territorio nazionale, il ruolo di tutori del sereno e regolare svolgimento di ogni iniziativa pacifica che sia legittima manifestazione della libertà di pensiero – comprese, ovviamente, quelle che si esprimono attraverso l’esposizione di striscioni.
Replica del senatore Malan
Signor Sottosegretario, sono ben lungi dall’essere soddisfatto dalla sua risposta, che trovo profondamente inquietante e che penso si sarebbe potuta dare in quest’Aula forse un’ottantina di anni fa, quando per preservare l’ordine – per questione di ordine, per carità, perché nel 1936 c’era libertà di parola – uno striscione sul Duce sarebbe stato rimosso per motivi molto simili a quelli che Lei ha illustrato adesso.
Sono inquietanti le parole usate, allorquando Lei ha detto che bisognava evitare che lo striscione “potesse dare luogo a turbative dell’ordine pubblico”. Nel senso che bisognava evitare che – non so – sostenitori del Presidente Consiglio tirassero delle bombe molotov contro la sede di Forza Italia? Cosa sono queste “turbative dell’ordine pubblico”?
C’è poi una cosa che mi consenta di definire ridicola. Lei, signor Sottosegretario, ha detto che si è cercato di contattare i dirigenti della sede locale di Forza Italia. Tuttavia, ciò è avvenuto nel cuore della notte ed è difficile che i dirigenti locali (che, come ben noto, svolgono il loro lavoro in modo del tutto gratuito) passino la notte in sede. In ogni caso, che il lavoro sia gratuito o pagato, difficilmente si trova qualcuno nella sede di un qualsivoglia partito. Questo atteggiamento è stato definito “dialogante”, laddove il dialogo consiste nel dire che alle ore 3 della notte si è cercato di contattare i responsabili della sede.
È anche particolarmente inquietante che Lei abbia detto che le Forze di Polizia continueranno a fare così. Questa, signor Sottosegretario, è una minaccia. Capisco che voi venite qua e leggete cose scritte da altri (chiedo scusa), ma siete voi che scegliete di leggerle e quindi siete voi e il Ministro che vi dà le deleghe che ve ne assumete la responsabilità.
Aggiungo che Lei, signor Sottosegretario, non ha risposto alle mie domande. La mia domanda è la seguente: ritenete il provvedimento illegittimo? Se è illegittimo, dovete rimuovere il Questore. Visto che sono stati rimossi il Questore e il Comandante dei carabinieri di Arezzo per non aver colpito con sufficiente durezza coloro che avevano il torto di contestare il ministro Boschi che era in visita in quella città (che, peraltro, è la sua), allora sarebbe forse stato il caso di prendere dei provvedimenti. Se mi dite, invece, che questo provvedimento è legittimo, io ho chiesto quali sono i criteri in generale per l’ammissibilità degli striscioni. Non si può dire, come era scritto nello striscione, «Forza Italia Prato. Renzi hai fallito»? Non si può dire «Renzi hai fallito»? Si può dire: «Renzi sei buono, ma non tanto»? Questo si può dire? Oppure bisogna dire: «Evviva Renzi», o «Renzi ha sempre ragione»? Oppure bisogna scrivere «Renzi e basta», come riportato – evidentemente con un nome diverso da quello di Renzi – su un bell’obelisco tuttora reperibile a pochi chilometri da qui?
Lei, signor Sottosegretario, non ha risposta a questa domanda perché non poteva rispondere. Voi dovreste prendere provvedimenti contro questo Questore, il quale ha – tra l’altro –danneggiato una cosa che è di proprietà non dello Stato, ma di giovani che probabilmente hanno rinunciato ad andare al cinema per fare lo striscione. Tale sacrificio è affrontabile, ma se si comincia a distruggere i manufatti dell’Opposizione, allora è inutile dire che, se passa il “sì”, c’è il pericolo di regime: tale pericolo c’è già adesso, figuriamoci con il “sì”.
Ricordo che questa vicenda si è verificata nel corso di un evento in cui il Presidente del Consiglio era lì non soltanto per rappresentare lo Stato, ma anche per fare propaganda per il “sì” al referendum costituzionale. Sullo striscione non c’era scritto «Bisogna votare no», bensì «Renzi hai fallito». Bisogna dire: «Renzi è bravo»? Signor Sottosegretario, purtroppo la sua replica non è prevista, però le rinnovo una domanda già presente nell’interrogazione. Si può «dire Renzi è bravo»? Si può dire «Renzi è bravo, ma non sempre»? Probabilmente non si può dire.
Signor Sottosegretario, manderò la sua risposta, insieme a quella che – l’ho appreso qualche minuto prima dell’inizio della seduta – è stata data alla Camera dei Deputati dal ministro Alfano, alle organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani per stabilire se l’attuale campagna referendaria è fatta come dovrebbe essere in un Paese democratico, oppure ci troviamo già in un regime dittatoriale dove non si può dire: “Signor Presidente del Consiglio, Lei ha fallito”. Renzi, infatti, ha fallito la sua missione, che dovrebbe essere la difesa della democrazia e della Costituzione, così come ha giurato. Ricordo che la Costituzione comprende l’articolo 21, che sancisce la libertà di espressione.
