Intese tra Stato italiano e alcune confessioni religiose: a quando i disegni di legge governativi?

A oltre 12 anni dall’inizio della procedura, nonostante le Intese già stipulate, circa 1,6 milioni di fedeli sta ancora aspettando

Interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri
Premesso che:

la libertà religiosa è sancita in modo inequivocabile dall’articolo 19 della Costituzione, e l’articolo 3 afferma l’eguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione;

pertanto, le Intese con le confessioni religiose diverse dalla cattolica previste dall’articolo 8 della nostra Carta fondamentale, oltre ad essere un diritto in sé e un dovere dello Stato, inverano anche i principi della libertà religiosa e dell’uguaglianza dei cittadini, stante la particolarità dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, riconosciuti all’articolo precedente;

l’articolo 15 del trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 tra le potenze alleate e l’Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, tuttora in vigore, prevede anch’esso la piena libertà religiosa e l’eguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di religione, ciò che rese comunque inevitabile la scelta dell’Assemblea costituente, nella quale, peraltro, non emersero voci contrarie a questi principi;

in applicazione della Costituzione, anche a seguito della modificazione dei Patti Lateranensi – prevista peraltro dallo stesso articolo 7 della Costituzione, al secondo comma – dal 1984 al 1993 furono firmate sei Intese; in due casi il disegno di legge di ratifica fu approvato definitivamente nell’anno stesso della firma; comunque, il Governo presentò sempre alle Camere il disegno di legge di ratifica entro i 18 mesi dalla firma, anche in caso di cambio di legislatura e di compagine di Governo;

successivamente, salvo alcune modifiche a quelle precedenti, nessun’altra Intesa è giunta al termine del suo cammino, nonostante gli importanti atti compiuti da diversi Governi: nel 1999 il Presidente del Consiglio dei ministri Massimo D’Alema firmò quelle con l’Unione buddhista italiana e la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova; nel corso della XIV Legislatura il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta siglò preliminarmente le modifiche alle due Intese suddette, resesi necessarie a causa di modifiche legislative, come l’introduzione dell’euro, e quattro nuove Intese: con la Chiesa apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia – Esarcato ortodosso per l’Europa meridionale e l’Unione induista italiana; il 4 aprile 2007 il Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi provvide alla firma di tutte e sei;

tuttavia, gli indispensabili disegni di legge di ratifica non sono stati presentati né dal secondo Governo Prodi negli 11 mesi in cui restò ancora in carica, né fino ad oggi dall’attuale Esecutivo, nei successivi 22 mesi;

la procedura attraverso la quale hanno dovuto passare le confessioni religiose per la stipula di un’Intesa è lunga e complessa: ciascuna di esse ha dovuto innanzitutto ottenere il riconoscimento della personalità giuridica ai sensi della legge n. 1159 del 24 giugno 1929, per il quale è indispensabile il parere favorevole del Consiglio di Stato; solo a seguito di questo, ciascuna confessione ha formulato una richiesta che è stata sottoposta preventivamente al parere della Direzione centrale degli affari dei culti del Ministero dell’interno; ottenuto anche questo parere favorevole, ha rivolto un’istanza al Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha affidato le trattative al competente Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; il Sottosegretario si avvale della Commissione interministeriale per le Intese con le confessioni religiose, della quale fanno parte rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri dell’Interno, della Giustizia, dell’Economia e delle Finanze (con riferimento al Dipartimento della Ragioneria dello Stato e Agenzia delle entrate), della Difesa, dell’Istruzione, dei Beni e le attività culturali e della Salute; nel corso della trattativa la Commissione predispone la bozza di Intesa unitamente alle delegazioni della confessione richiedente; sulla bozza occorre poi il parere preliminare della Commissione consultiva per la libertà religiosa; a conclusione delle trattative, l’Intesa è siglata dal Sottosegretario e dal rappresentante della confessione religiosa; solo a questo punto può avvenire l’esame del Consiglio dei ministri per autorizzare il Presidente del Consiglio alla firma; tutti questi passaggi sono però inutili senza il disegno di legge di ratifica e la sua successiva approvazione da parte del Parlamento;

non risulta che nel lungo iter descritto (che peraltro ha coinvolto Governi di diverso colore politico) siano emersi problemi di alcun genere nei confronti delle sei confessioni interessate o dei loro fedeli in quanto tali;

il sito Internet del Governo, dal quale si desume la procedura di cui sopra, non menziona alcun ulteriore adempimento preliminare alla presentazione dell’Intesa alle Camere;

gli aderenti alle suddette confessioni nel nostro Paese sono numerosi: gli ortodossi in Italia sono stimati in circa 1.200.000, di cui una parte rilevante fa capo alla Sacra arcidiocesi che ha sottoscritto l’Intesa; la congregazione che li raccoglie in Italia afferma che i testimoni di Geova che svolgono attività di predicazione almeno una volta al mese sono 240.000; i buddhisti sono circa 200.000 e gli induisti circa 100.000, gran parte dei quali fanno capo alle unioni che hanno firmato le Intese; i mormoni (come comunemente vengono definiti gli aderenti alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni) già nel 2007 dichiaravano 22.000 fedeli; la Chiesa apostolica, infine, stima in 20.000 il numero dei propri aderenti e simpatizzanti; il numero degli aderenti a queste confessioni tende ad aumentare, sia a causa dell’immigrazione, sia a seguito di scelte individuali;

oltre, naturalmente, a quelli dei rappresentanti delle confessioni interessate, sono numerosi gli appelli levatisi a favore del completamento della procedura di stipula di queste sei Intese;

il 13 giugno 2009 si è tenuta a Roma una manifestazione che per la prima volta dagli anni ’20 del secolo scorso ha visto riuniti i rappresentanti di pressoché tutte le confessioni protestanti-evangeliche d’Italia (forti di oltre 500.000 aderenti), avente ad oggetto la libertà religiosa nella nostra Repubblica e la sollecitazione della ratifica delle sei Intese; in tale occasione, i presenti, inclusi rappresentanti di minoranze non protestanti, il Vice Presidente del Senato Vannino Chiti, il senatore Ceccanti e l’interrogante – presenti come invitati – hanno sottoscritto un appello al Governo, in seguito sottoscritto da molte decine di migliaia di persone, al quale a tutt’oggi non è giunta alcuna risposta;

il giorno 8 luglio 2008 è stata presentata l’interrogazione 4-00281 a firma dei senatori Ceccanti, Bianco, Incostante e Negri per sapere se il Governo intendesse presentare i disegni di legge di ratifica delle Intese firmate;

il 23 febbraio 2009, il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, rispondeva all’atto di sindacato ispettivo suddetto riferendo che i disegni di legge non erano stati presentati tempestivamente dal Governo Prodi a causa di problemi sollevati dalla Ragioneria generale dello Stato sulla copertura finanziaria, risolti con l’approvazione della legge finanziaria per il 2008 e che l’anticipata fine della XV Legislatura aveva poi impedito il proseguimento dell’iter legislativo; per quanto riguarda la XVI Legislatura, il Ministro scriveva che il Governo manteneva alta l’attenzione nei confronti delle esigenze delle diverse confessioni, nonché l’intenzione di sottoporre all’esame del Consiglio dei ministri i testi dei disegni di legge di approvazione,

si chiede di sapere:

a oltre 12 anni dall’inizio della procedura di alcune delle Intese in questione, a quasi tre anni dalla firma, a oltre un anno dall’incoraggiante risposta del Ministro per i Rapporti con il Parlamento, quando il Governo intenda presentare i disegni di legge relativi alle Intese già stipulate, ovvero quali difficoltà ostino ad un tale fondamentale adempimento.

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