Destinare un immobile al culto diventa costoso e può comportare anni di attesa. Come pensa il Ministro di garantire la libertà religiosa, sancita nella Costituzione?
Interrogazione al Ministro dell’Interno
Premesso che:
l’articolo 52, comma 2, della legge regionale della Lombardia 11 marzo 2005, n. 12, stabilisce che i mutamenti di destinazione d’uso di immobili non comportanti la realizzazione di opere edilizie, purché conformi alle previsioni urbanistiche comunali ed alla normativa igienico-sanitaria, siano soggetti esclusivamente a preventiva comunicazione dell’interessato al Comune; tuttavia il comma 3-bis, introdotto dalla legge regionale 14 luglio 2006, n. 12, prevede un trattamento diverso per i mutamenti di destinazione finalizzati alla creazione di luoghi di culto o destinati a centri sociali, i quali, anche se non comportano la realizzazione di opere edilizie, sono assoggettati a permesso di costruire;
di conseguenza, destinare un locale ad attività commerciali ovvero a riunioni di carattere – ad esempio – culturale, politico, ricreativo – è rapido e privo di costi, mentre destinarlo al culto è costoso, può comportare anni di attesa e può anche essere del tutto impedito;
sulla base di questa norma, secondo il sito di informazione www.evangelici.net, negli ultimi mesi sono stati chiusi o è stata inibita l’apertura di almeno 16 locali di culto evangelici: dieci a Bergamo, tra cui uno di una comunità di 500 membri, due a Pavia, uno a Palazzolo sull’Oglio, uno a Carnate;
i culti religiosi non possono essere esentati dall’osservare le leggi che riguardano altri tipi di riunioni ma, come stabilisce in modo inequivocabile l’articolo 20 della Costituzione, il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione o istituzione non possono in alcun modo essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per ogni forma di attività,
si chiede di sapere:
come il Ministro in indirizzo intenda agire per garantire i diritti costituzionali delle comunità evangeliche cui viene negata la possibilità di praticare il loro culto.
