Il Presidente del Consiglio non si accontenta dell’emarginazione del Parlamento: da questa mattina, con un atto di imperio, il Senato è azzerato

Basta e avanza la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, che da oggi sostituisce – e non coordina, come prescrive il Regolamento – quanto avviene in Aula

Intervento in Aula sull’ordine dei lavori

Signor Presidente,

desidero intervenire sull’ordine dei lavori, come preannunciato già nella parte precedente della seduta prima della sospensione.

Il Presidente Marini, quando ho sollevato proteste perché ho chiesto di parlare prima del Ministro Chiti – che, nella seconda parte del suo dire, ha posto la fiducia – ha detto che avrei parlato dopo; io l’ho inteso “immediatamente dopo”, come credo chiunque potesse intendere, poi invece ha chiuso la seduta e, forse pensando che questo avrebbe ulteriormente ridotto le possibilità di parlare, ha ritenuto di mandare Lei – come è più che legittimo, Presidente Calderoli – a presiedere la seconda parte della seduta.

Ebbene, voglio sottolineare un fatto gravissimo avvenuto nella parte precedente della seduta. Io, nei tempi e nei modi tassativamente prescritti dal Regolamento, ho posto una questione sospensiva ai sensi dell’articolo 93 del Regolamento, il quale stabilisce che la questione pregiudiziale – e poi, al comma 6, si dice che per le sospensive si applicano le stesse regole – può essere proposta da un senatore prima che abbia inizio la discussione; in tutti gli altri casi (non c’è mai stata una sola eccezione a questo), terminata la relazione del relatore, c’è stata sempre la possibilità di porre una questione pregiudiziale o sospensiva – è banale dirlo – poiché tassativamente prescritto dal Regolamento.

Ho avuto modo di esporla ed era mio pieno diritto; anzi: sarebbe stato gravissimo non concedermi il diritto di farlo. L’ho esposta compiutamente, con duplice richiamo al Regolamento, l’ho motivata, e ricordo anche che il comma 2 dell’articolo 93 afferma che «la questione pregiudiziale e quella sospensiva hanno carattere incidentale e la discussione non può proseguire se non dopo che il Senato si sia pronunziato su di esse». Questo è un punto in cui il Regolamento, che in taluni casi può presentare delle ambiguità, è di una chiarezza cristallina – tant’è vero che non si è mai, in nessun caso, agito in modo difforme da quanto qui esposto.

È vero che nella scorsa legislatura è accaduto una volta – e non doveva comunque accadere – che il Governo ponesse la fiducia immediatamente, come di fatto ha potuto fare il Ministro Chiti, benché si fosse posta una questione che il Regolamento del Senato stabilisce che non può essere superata e che non si può passare ad altro prima di averla esaurita; ma ricordo che in quel caso (nel quale ritengo comunque che si sia sbagliato), occorso il 21 aprile 2004, il provvedimento sul quale veniva posta la fiducia era il decreto-legge così come formulato e non un provvedimento del tutto diverso, come è diventato quello al nostro esame con la presentazione del maxiemendamento da parte del Governo, che ha trasformato un provvedimento che verteva su alcuni argomenti in un provvedimento, appunto, completamente diverso. Di conseguenza, si è verificata una violazione gravissima, palese e violenta del Regolamento, per quanto riguarda l’articolo 93, commi 1 e 2, con il suffragio del comma 6, il quale ricorda che la questione sospensiva va trattata in modo identico alla questione pregiudiziale.

Aggiungo che, sugli emendamenti, persino su quelli presentati dal Governo, è prevista in ogni caso la valutazione della congruità in base all’articolo 100, commi 6, 7 e 8. Allora mi chiedo come il Presidente Marini abbia potuto stabilire che questo emendamento rispondeva a quanto il Regolamento prescrive per gli emendamenti, e cioè l’attinenza alla materia; essi non possono quindi andare al di fuori della materia. Quante volte – come è normale – degli emendamenti sono stati rifiutati perché non attinenti alla materia? Qualche minuto prima di dare la parola al Ministro Chiti, il Presidente Marini ci ha riferito molto chiaramente di aver saputo nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che vi era l’intenzione da parte del Governo di presentare tale emendamento, ma ci ha comunicato con altrettanta chiarezza di non conoscerne il contenuto.

Ci troviamo, allora, di fronte a una situazione in cui, evidentemente, l’ammissibilità degli emendamenti dipende da chi li presenta: se li presenta il Governo, sono ammissibili comunque, specialmente se si impedisce la discussione. Se questa non viene impedita, ossia non viene posta la fiducia istantaneamente, si può sperare che vi sia una valutazione. Evidentemente, il Governo può presentare qualunque cosa. E così ha fatto, perché l’emendamento che ha presentato non ha nulla a che fare con la materia del decreto-legge sul quale è stato proposto.

Ricordo anche che, a questo punto, si stabilisce la prassi che la questione pregiudiziale può essere presentata se il Governo è d’accordo, perché la relazione – o quanto sostituisce la relazione – è stata svolta; e mentre, a questo punto, in ogni altro caso, vi è stata la facoltà di porre delle questioni pregiudiziali o sospensive, oggi invece il Presidente ha deciso che questo non si poteva fare. Benché io l’abbia fatto, ha deciso di ignorare la questione pregiudiziale che ho posto, poiché era stato informato nella Conferenza dei Capigruppo che il Ministro intendeva porre la fiducia.

Pertanto, il Senato è del tutto sprecato: basta e avanza la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, perché, se ciò che si svolge in tale sede, sostituisce – e non coordina, come prescrive il Regolamento – quanto avviene in Aula, allora siamo di fronte a un caso molto raro: Romano Prodi ha mantenuto la promessa che aveva fatto durante la propaganda per il “no” al referendum. Temeva che il Parlamento fosse emarginato dall’eventuale approvazione del “sì”: evidentemente, non era emarginato abbastanza. A parte il fatto che questa accusa fosse infondata, qui evidentemente non ci si accontenta neppure dell’emarginazione del Parlamento: si vuole chiuderlo totalmente.

Romano Prodi ha detto di voler attuare una riduzione molto più drastica del numero dei parlamentari e molto prima di quanto previsto dalla riforma che avevamo approvato in Parlamento: ebbene, a partire da questa mattina, egli ha azzerato il Senato, con un atto di imperio del Ministro Chiti e del Presidente Marini!

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