La rivendicazione ufficiale da parte del M5S delle minacce di Rocco Casalino ai funzionari del MEF chiarisce ogni dubbio. Prima potevano dire che le parole del
portavoce del Presidente del consiglio fossero uno sfogo o una vanteria. Ora apprendiamo che è la linea di tutto il movimento: nessuna idea di dove trovare i soldi per le promesse elettorali, minacce ai funzionari (che secondo la Costituzione devono assicurare l’imparzialità dell’amministrazione e la sostenibilità del debito pubblico) perché tirino fuori i soldi neanche si trattasse di una rapina. Alla fine, quando inevitabilmente i soldi non si troveranno, scatenare l’odio e l’invidia sociale contro i funzionari e chiunque dica cose ragionevoli e tenti di evitare la catastrofe dei conti pubblici. Una guerra che non sappiamo quali conseguenze avrà. Di certo si intensificheranno gli attacchi alla libertà dell’informazione, come già si vede dalla difficoltà di far passare le notizie che disturbano Rocco Casalino. Il perdurante silenzio del presidente Conte, intanto, non può che significare appoggio alle minacce del suo portavoce. Del resto ispirarsi a Rousseau, padre morale dei moderni totalitarismi, e lodare Chavez e Maduro avevano già chiarito le cose in anticipo.
