Un decreto che interviene sulla delicatissima materia elettorale, va contro ogni correttezza, ogni rispetto delle forme e della sostanza delle nostre istituzioni e della nostra nazione.

Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi senatori, una cosa si può dire con certezza di questo decreto-legge: è stato portato avanti in modo poco serio e la mancanza di serietà su questioni istituzionali è davvero grave.

Cominciamo con la sua stesura: questo decreto-legge è del 4 maggio e interviene sulla delicatissima materia elettorale. Non è la prima volta che si scrivono decreti in materia elettorale, ma ricordo che in passato, quando non c’erano Governi che si autodefinivano “dei migliori”, con un prestigioso Presidente del Consiglio che il mondo ci invidia (per non parlare poi del Ministro dell’interno e del Ministro della salute che il mondo è ben contento che abbiamo noi e che non vada altrove), i decreti in materia elettorale venivano concordati con tutti, inclusa l’opposizione. Oggi l’opposizione è molto ristretta, è una piccola parte del Senato, una piccola parte del Parlamento, ma dalle dichiarazioni che abbiamo ascoltato durante la campagna sia per le elezioni amministrative, sia per il referendum, dobbiamo dedurre che non c’è stato accordo neppure all’interno delle forze della maggioranza, perché ho sentito delle osservazioni – giustissime peraltro e che abbiamo condiviso perfettamente – da parte di esponenti molto alti sia di Forza Italia sia della Lega, che criticavano una serie di scelte fatte, innanzitutto sulla data di queste consultazioni.

Da ciò si deduce che neppure nell’ambito della maggioranza c’è stata la serietà e la correttezza istituzionale di concordare, perlomeno all’interno di questa maggioranza, il contenuto di un provvedimento estremamente delicato, perché intervenire per decreto-legge su norme elettorali, sia pur secondarie, è una questione che in passato è sempre stata affrontata con la dovuta correttezza e cautela. Mi riferisco alle critiche che sono state avanzate al fatto di aver scelto come prima domenica delle consultazioni amministrative e unica domenica della tornata referendaria, la prima domenica con le scuole chiuse in un periodo molto caldo dell’anno, con un grande invito alle persone ad andare altrove, a godersi questa prima domenica di vacanza, senza che i bambini debbano svegliarsi presto il lunedì, e a non andare a votare. È una cosa molto grave, trattandosi di un referendum.

In aggiunta, si è ritornati a votare in un giorno solo, dopo che, durante i due anni precedenti di emergenza Covid, si era votato in due giorni. Peraltro, l’emergenza ancora c’è per i sanitari e tante altre categorie o per le mascherine sui mezzi di trasporto; in questo caso, invece, l’emergenza non c’è e si può benissimo votare in un giorno solo, mentre in passato, dal 1946 al 2013, si era sempre votato in due giorni.

Questa volta si è votato in un giorno solo, proprio per dire alla gente: state via, che la giustizia non si deve toccare, perché ci è arrivato l’ordine, il che però contrastava con gli intendimenti di alcune forze della maggioranza, tra cui la Lega, che aveva promosso la raccolta delle firme, poi diventata raccolta delle deliberazioni dei Consigli regionali, cui anche Fratelli d’Italia ha partecipato.

Ciò però non basta. Il decreto-legge è del 4 maggio e, siccome si è votato il 12 giugno, c’era tutto il tempo di fare come in passato si faceva, cioè di arrivare al momento del voto con un decreto-legge convertito in legge. Non dimentichiamoci, infatti, che il decreto-legge dovrebbe essere un provvedimento da adottare in caso di straordinaria necessità e urgenza e che, nel caso in cui dovesse incontrare la bocciatura del Parlamento, decadrebbe nella sua efficacia fin dall’origine, con enormi problemi istituzionali trattandosi, appunto, di elezioni.

Addirittura ci si è spinti all’estremo opposto, per cui persino la Camera ha esaminato in Assemblea questo provvedimento quando si era votato per la prima volta già il 12 giugno. Arriviamo qui oggi che si è votato anche al secondo turno: una cosa veramente incredibile che mostra sciatteria e direi quasi un ostentato disprezzo per la correttezza istituzionale, cosa estremamente pericolosa perché questo disprezzo per le norme costituzionali, per la correttezza e per il Parlamento nel suo insieme ha tutta l’aria di essere voluto.

Poi, come se non bastasse, si introducono delle norme – alcune fin dall’inizio, addirittura nel testo originario – che non hanno nulla a che fare con la materia del decreto-legge e con la sua caratteristica di urgenza. Il decreto-legge, nel titolo, fa riferimento soltanto a norme per lo svolgimento contestuale delle elezioni amministrative e dei referendum, nonché per l’applicazione di modalità operative, precauzionali e di sicurezza ai fini della raccolta del voto. Ebbene, all’articolo 6, comma 3, c’è una norma che riguarda le elezioni politiche, che a quanto pare non sono ancora state convocate – anche se noi lo auspicheremmo – e che leggiamo si vogliono fare addirittura a maggio del prossimo anno, con la legislatura più lunga di sempre, ai limiti costituzionali.

Non c’è dunque nessuna necessità e urgenza e non c’è neanche attinenza a quello che dovrebbe essere il testo del decreto-legge, per cui c’era già estraneità di materia fin dall’inizio. Come se non bastasse, si introduce l’articolo 6-bis, in cui si privilegiano alcune forze politiche che saranno esentate dalla raccolta del voto. La cosa non ci si scandalizza; non abbiamo particolare contrarietà al fatto che altre forze politiche possano partecipare al voto, ma è stato fatto in modo totalmente sproporzionato, approfittando del monocameralismo che di fatto, contro la Costituzione, il Governo ha reso una regola granitica che mai si riesce a superare, privilegiando la Camera rispetto al Senato, per cui un eletto solo alla Camera vale più di un Gruppo al Senato, una cosa totalmente irrazionale. Ne deriva che, ove mai si votasse presto e si applicassero senza correttivi – che io mi auguro che invece ci siano per questione di equità e di correttezza delle elezioni – queste norme, arrivando davvero alle elezioni, ci sarebbe il rischio di un ricorso per incostituzionalità che non si risolve in due giorni per la palese irragionevolezza della norma. Come fa un singolo deputato a valere più di 13 senatori che costituiscono un Gruppo. È una cosa irrazionale, che non ha nulla a che fare con la simpatia o antipatia verso questo o quel Gruppo; si tratta, al contrario, di avere rispetto per il momento solenne delle elezioni.

Tuttavia, visto che in questo provvedimento sono state introdotte anche delle norme che riguardano le elezioni politiche, noi cogliamo l’occasione per dire che sarebbe ora di andare a votare, perché sarebbe anche bene che gli elettori potessero dire la loro. Ricordo che, quando il presidente Scalfaro nel 1994 sciolse il Parlamento per andare al voto, lo fece sulla base dell’autorevolissimo parere di un grande costituzionalista, il professor Zagrebelsky, che diceva che, quando il Parlamento si discosta in modo significativo, anche se non amplissimo, dalla rappresentanza elettorale, ci sono tutte le giustificazioni per sciogliere il Parlamento e andare a nuove elezioni. Ebbene, direi che tutte le consultazioni elettorali ci dicono che l’attuale Parlamento non è rappresentativo della realtà elettorale.

Aggiungo una considerazione. Come se non bastasse, è stata posta anche la fiducia. Altra follia: c’erano 15 emendamenti, forse 18, di cui sei, giudicati improponibili, erano in realtà molto più proponibili di quell’emendamento, introdotto alla Camera, riguardante la raccolta delle firme per elezioni politiche, neppure menzionate nel titolo di questo provvedimento, che non rivestono alcuna caratteristica di necessità ed urgenza.

Anziché esaminare questi emendamenti, si pone la fiducia, perché oramai è compulsivo. Ho sentito dire, ma non dirò da chi, che sembra quasi che ci sia una sorta di tossicodipendenza dalla fiducia. Non l’hanno messa una volta, adesso sono in crisi di astinenza. Colleghi, serve un minimo di rispetto.

Concludo con una notazione. All’articolo 6, comma 3, si introduce indebitamente, in modo estraneo al provvedimento, un prolungamento di questa sperimentazione del voto elettronico. Quando questo riguarda gli italiani all’estero, noi siamo favorevoli, perché le attuali modalità di voto per gli italiani all’estero sono tali da non garantire né la segretezza né l’equità. Pertanto, se esiste un modo per aggiustare la situazione, ben venga. Forse bisogna ripensare la questione in modo più sistemico, ma si può accettare.

Per quanto riguarda tutte le altre situazioni, andiamoci molto piano. E noi chiediamo che il Governo spieghi ogni dettaglio dell’espressione di questo voto, perché vogliamo che conti il voto degli elettori e non chi conta il voto, come diceva Stalin, che di soppressione della democrazia se ne intendeva. Andiamoci molto piano, dunque. Noi voteremo contro questo decreto-legge, per le modalità con cui è stato presentato, che vanno contro ogni correttezza e ogni rispetto delle forme e della sostanza delle nostre istituzioni e della nostra nazione. (Applausi).

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