“Linguaggio inclusivo” nel Regolamento del Senato? La lingua è libera, è espressione del popolo e della cultura, non può essere stabilita una regola che magari, tra vent’anni, va nuovamente cambiata.

Signor Presidente, mi richiamo a quanto detto dalla firmataria dell’emendamento, la senatrice Maiorino, che ha citato insigni filosofi, studiosi e letterati antichi e recenti, dicendo giustamente che il linguaggio esprime una cultura e un sentire. Ebbene, ecco perché è opportuno che il linguaggio non subisca regolamentazioni rigide su un aspetto piuttosto che un altro. Tutti quegli studiosi, da Aristotele ai più recenti, hanno scritto in una lingua che non erano stati loro a decidere quali regole avesse, ma si sono rifatti a quello che la lingua aveva prodotto. La lingua è mutevole, a volte si evolve in un’altra ed è estremamente democratica. Basta dire che la lingua dei dotti, il latino, nella nostra Nazione è stata superata da quella che era definita volgare, la lingua del popolo, perché il popolo ha vinto contro i dotti. I dotti continuavano a scrivere i loro saggi scientifici, filosofici e letterali in latino, ma poi ha vinto il popolo; tra il Petrarca del “Canzoniere” e il Petrarca che ha scritto in latino, ha vinto il Petrarca che ha scritto in lingua volgare.

Dunque stiamo all’uso, che deve essere recepito. Oggi si parla in modo diverso da settant’anni fa, quando fu scritta la Costituzione, ma deve essere un processo che avviene spontaneamente, per rispetto verso determinate categorie e sensibilità; non può essere posta la regola, altrimenti dovremmo anche regolamentare tutta una serie di altre situazioni, di altre categorie, di altri moduli espressivi che sono mutati da quando è stata approvata la Costituzione ad oggi.

Su questo emendamento noi ci asteniamo, perché vorremmo evitare che, da un passo all’altro, si cominciasse a regolamentare. La lingua è libera, è espressione del popolo e della cultura, come ha detto la collega Maiorino. Per questo ci rifacciamo a quanto la lingua esprime, sapendo che essa è mutevole; dunque oggi usiamo un linguaggio di un certo tipo, ma non può essere stabilita una regola che magari, tra vent’anni, va nuovamente cambiata.

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