MALAN (FdI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, colleghi senatori, dopo undici anni c’è nuovamente un Governo frutto di una precisa indicazione degli elettori, basato su una coalizione che si è presentata come tale alle elezioni con un programma condiviso. È un fatto già di per sé positivo, un messaggio anche a chi ha ritenuto di non votare lo scorso 25 settembre, pensando che le elezioni non servano; il voto serve, con il voto si può cambiare. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è la prima donna a rivestire questa carica ed è uno dei tre più giovani Capi di Governo della Repubblica italiana.
Il Governo è stato formato in tempi strettissimi, la lista dei Ministri è stata approvata e resa nota poche ore dopo l’incarico, peraltro conferito dopo consultazioni molto brevi, grazie alla chiarezza del risultato elettorale.
È un Esecutivo di alto profilo, come annunciato dalla presidente Meloni, pronto a realizzare il programma presentato agli elettori e ad affrontare le sfide che attendono l’Italia sfide difficili, in un momento difficile: l’inflazione è ai massimi dal 1983; il prodotto interno lordo è ancora al di sotto di quello realizzato nel 2019, dopo che già in precedenza l’economia italiana era cresciuta meno di quella delle altre grandi Nazioni europee; il debito pubblico è arrivato a 2.757 miliardi, pari al 145 per cento del PIL, mentre ricordiamo che nel 2011 l’ultimo Governo di centrodestra fu costretto a lasciare, perché il debito era arrivato – pensate – a 1.911 miliardi, pari al 119 per cento del PIL (poi da 1.911 miliardi di euro si è arrivati a 2.757, passando dal 119 al 145 per cento).
C’è un deficit di cui si parla meno, ma che è il più importante di tutti, quello demografico: dei 192 Paesi registrati nelle statistiche mondiali, l’Italia è al centottantasettesimo posto per natalità, con 6,8 nati per ogni mille abitanti. Per dare un’idea, la media dell’area euro è di 8,9; la Germania ne ha 9,3, la Svizzera 9,9, Stati Uniti, Francia e Svezia undici. Se vogliamo dare un’occhiata ai Paesi da cui provengono più immigrati, vediamo che la Tunisia ne ha 17, Marocco e Bangladesh 18, Pakistan 27, Nigeria 37 (ossia oltre cinque volte più dell’Italia, che – lo ricordo – ne ha 6,8); qualcuno però dice che non è necessario un Ministero per la natalità e la famiglia, a cui la Costituzione assegna un ruolo primario nella nostra società.
L’elenco delle difficoltà che abbiamo di fronte potrebbe continuare a lungo: bassi salari in molti settori; infrastrutture ancora insufficienti; giustizia lenta e talora inaffidabile, talora sospettabile di parzialità politica per le posizioni prese da taluni che l’hanno amministrata, che si manifestano non solo per la loro simpatia, ma per la loro avversità che a volte si avvicina all’odio, e ne abbiamo sentito un saggio pochi interventi fa. (Applausi).
Abbiamo ancora una burocrazia che troppo spesso impedisce e comunque scoraggia chi desidera fare, non soltanto in ambito economico ma persino ad esempio nel volontariato. Qualcuno ha ironizzato sulla frase del Presidente del Consiglio: «Non disturbare chi vuole fare». Non solo è un’affermazione importante, ma è un’urgenza per l’Italia. Quante imprese e quanti posti di lavoro non nascono per via di questo disturbare e mettere ogni sorta di ostacoli a chi vuole fare?
Dal suo intervento programmatico, però, presidente Meloni, oltre che dalla sua storia personale, emergono la chiarezza di idee e la determinazione necessaria a trasformare queste idee in realtà, al servizio della Nazione e dei cittadini, insieme a tutta la compagine di Governo e ai partiti che lo sostengono. Sarà un lavoro difficile, ma che intanto è iniziato nel modo migliore: non facendo promesse mirabolanti in campagna elettorale e parlando, soprattutto nel suo discorso inaugurale, di principi e di valori.
C’è chi l’ha criticata, perché non è entrata nello specifico dei provvedimenti da prendere. Ricordo, a chi muove queste critiche, che per i dettagli ci sono le relazioni dei disegni di legge che il Governo presenterà e gli articolati, com’è sempre stato. Su quei provvedimenti il Senato, così come l’altro ramo del Parlamento, avrà modo di intervenire adeguatamente. Questo, però, non è sempre avvenuto nel passato.
Ricordo ancora una volta, a chi continua a menzionare il fatto che Fratelli d’Italia non ha votato il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il voto di astensione è stato un gesto di responsabilità e serietà, considerando il fatto che le centinaia di pagine di quel documento, che impegnano centinaia di miliardi del contribuente, sono arrivate un’ora prima che il Parlamento dovesse pronunciarsi.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto ieri che non succederà più che le Camere debbano votare su testi che non possono conoscere. Questo è rispetto dei principi della Costituzione, questo è rispetto del Parlamento, nei fatti e non soltanto a parole, come abbiamo sentito tante volte.
In quel voto, Fratelli d’Italia ha tenuto fede all’atteggiamento costante negli anni di opposizione ai vari Governi che si sono succeduti: mettere davanti a tutto l’interesse dell’Italia e degli italiani, anche quando può non convenire alla propria parte e all’immediato consenso popolare.
Senatore Martella, parlare di demagogia e populismo è veramente fuori luogo; è esattamente la strada opposta a quella che abbiamo sempre seguito: dire ciò che serve e non ciò che conviene. (Applausi). Non abbiamo mai messo in campo, quando siamo stati all’opposizione, ostruzionismo o acritica contrarietà. Quando abbiamo condiviso qualche iniziativa, l’abbiamo votata, a volte risultando persino decisivi per l’esito del voto, nonostante i piccoli numeri che avevamo fino a due mesi fa.
Abbiamo proposto miglioramenti, a volte accolti, sia pure raramente. Ci aspetteremmo lo stesso atteggiamento da parte dell’opposizione di oggi, ma non per avere meno problemi in Aula. In questo caso, a fronte di ogni tipo di atteggiamento di particolare combattività e di ostruzionismo, siamo pienamente attrezzati ad affrontarli.
Noi, però, auspichiamo un atteggiamento costruttivo da parte dell’opposizione, per il bene delle istituzioni e nell’interesse dell’Italia, che è di avere le migliori leggi, anche con l’apporto delle forze che non votano la fiducia al Governo. I toni di questa discussione fanno ben sperare in tal senso, tranne qualche eccezione.
Tra i tanti punti toccati nel discorso del Presidente del Consiglio, mi permetto di sottolinearne tre. In primo luogo, a proposito delle concessioni di infrastrutture pubbliche come autostrade e aeroporti, ha affermato che quello degli oligarchi seduti sui pozzi di petrolio ad accumulare miliardi senza neanche assicurare investimenti non è un modello di libero mercato degno di una democrazia occidentale. Peraltro, è anche un modello che va contro i principi dell’Unione europea, dove la concorrenza è uno degli aspetti fondamentali.
Una seconda affermazione è stata l’intendimento manifestato di non replicare in nessun caso un atteggiamento e un modo di affrontare la pandemia (sperando che questo sia un evento che non si verifichi) secondo il modello che ha comportato una forte limitazione dei diritti, senza garantire meno decessi, ma, al contrario, avendone di più. I diritti fondamentali vanno garantiti sempre, questo dice la Costituzione: altrimenti, sono concessioni e non più diritti.
Noi sosterremo questo Governo nei lavori del Senato, in Aula e nelle Commissioni, in collaborazione con gli altri Gruppi di maggioranza, perché questo è il compito affidatoci dagli elettori, perché Governo e maggioranza parlamentare avranno il compito di realizzare il programma e perché riteniamo che questo sia l’interesse della Nazione.
Sosterremo questo Esecutivo per fiducia in tutta la compagine di Governo e lo sosterremo per fiducia in lei, presidente Meloni, nella sua determinazione, nella sua coerenza e nel suo senso dello Stato. Nel finale del suo discorso, ha citato la frase di Giovanni Paolo II, che a sua volta riecheggia l’apostolo Paolo: la libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che si deve. Sappiamo che questa sarà la sua stella polare nell’altissima missione che l’attende. Per questo, saremo sempre al suo fianco. (Applausi).
