I senatori vengono tenuti all’oscuro quando le carte erano in possesso del Senato da tre mesi. Una scelta morale? No, un atto squisitamente politico. Una “moralità a orologeria”
Intervento in Aula sulla costituzione del Senato come parte civile contro Silvio Berlusconi
Signor Presidente,
noi siamo passati nei mesi scorsi – e lo abbiamo fatto per senso delle Istituzioni – oltre la decisione gravissima di violare in modo palese, sfacciato e violento il Regolamento, quando obbligò il voto palese sulla questione nota della decadenza. Noi, per rispetto all’Istituzione, per rispetto al Senato, alla Presidenza del Senato e anche a Lei personalmente, abbiamo deciso nei mesi che sono passati di andare oltre; perché prevale il senso dell’Istituzione rispetto anche a una violazione gravissima – lo ripeto, violenta – dell’Istituzione stessa, ma prevale l’Istituzione. Ma Lei, Presidente, non può continuare su questa strada.
Come hanno detto molto bene prima di me i diversi Colleghi che hanno preso la parola, e da ultima la senatrice Alberti Casellati, ieri siamo stati chiamati – con l’ormai consueto (in questa legislatura e solo in questa) scarsissimo anticipo – a esprimerci su una situazione estremamente delicata, senza precedenti. Questa convocazione del Consiglio di Presidenza – e Le è stato segnalato chiaramente e, se anche non le fosse stato segnalato, gli Uffici avrebbero dovuto provvedere – è arrivata ieri, glielo ricordo, dopo la convocazione del Comitato per i procedimenti d’accusa nei confronti del Capo dello Stato – cosa di non secondaria importanza, tanto è vero che è l’unica riunione degli ultimi sette anni. Sicuramente due di noi, forse altri, erano anche in quel Comitato.
Abbiamo chiesto di tener conto di questa circostanza e, peraltro in buona fede e attribuendo anche a Lei questa buona fede, abbiamo chiesto se vi fosse qualche scadenza particolare perché tale convocazione avvenisse proprio nel giorno di massimo impegno dell’Aula, delle Commissioni, degli organismi bicamerali – come questo Comitato per i procedimenti d’accusa – e abbiamo immaginato che, per convocarlo proprio in un giorno così, vi fosse una buona ragione. Abbiamo dovuto – sia per il pochissimo tempo a disposizione per prepararci, sia per l’esigenza di intervenire a quest’organismo che si è espresso, tra l’altro, su questioni importanti della sua procedura – contenere al minimo le nostre argomentazioni.
La mia argomentazione, certamente meno importante di quella del senatore Buemi, alla luce di questa urgenza l’ho espressa in 40 secondi, perché ritenevamo che questo fosse solo un inizio. Lei ha detto – lo ha ricordato il presidente Gasparri – di voler sentire le opinioni: non ha detto che queste opinioni erano esaustive e che si sarebbe poi passati a una decisione che sarebbe stata comunque Sua, per cui bisognava dire tutto subito. Se si deve dire tutto in quella circostanza, non si convoca un organo importante del Consiglio di Presidenza senza avere la cortesia di chiedere il parere a un rappresentante per Gruppo, al più rappresentativo, ai Capogruppo – come si è sempre fatto in questa istituzione che una volta era il Senato: Lei è il Presidente del Senato, se lo ricordi, non è il Senato a essere il Senato del Presidente. Lei ha una funzione di servizio nei confronti del Senato, non è il Senato ad avere una funzione di coro accanto a Lei, per darle maggiore rilievo.
Poi è venuta la decisione, basata su motivi morali. Accanto a molte altre questioni, vorrei sapere qual è la tempistica di questa morale.
È una morale un po’ lenta perché, sulla scarsa documentazione che abbiamo ricevuto risulta, cari Colleghi – e mi rivolgo a voi, a quella parte della maggioranza che ha difeso le decisioni del Presidente; anzi, una parte che non rappresenta la maggioranza di quest’Aula, Colleghi del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà – che la scelta morale del Presidente è avvenuta con un ritardo di tre mesi. Nella documentazione è scritto che il Senato ha ricevuto questa notificazione il 5 novembre 2013.
Ma allora qual è la ragione, qual è la scelta morale di tenere il Senato all’oscuro, per poi dare la convocazione con ventiquattr’ore di tempo quando queste carte erano in possesso del Senato da tre mesi? Forse la decisione ha a che fare con la circostanza che, tre mesi fa, il presidente Berlusconi era ancora membro della maggioranza? Forse ha qualcosa a che fare con la circostanza che il presidente Berlusconi, tre mesi fa, era ancora membro di questo Senato? Forse ha qualcosa a che fare con il fatto che, proprio qualche giorno fa, è intervenuto un importante accordo tra i leader dei due principali Partiti – a cui se ne sono associati altri – per cambiare la legge elettorale, per fare delle riforme? Dunque, questo è un atto squisitamente politico, contrario alle istituzioni e contrario ai suoi doveri.
Si ricordi, Presidente, e ricordiamocelo tutti: c’è una cosa che non è scritta nel Regolamento del Senato e riguarda in particolare il Presidente, e non è scritta perché sarebbe stato indecente scriverlo dovendo essere nel nostro sangue, nelle nostre ossa. Il Presidente del Senato deve essere imparziale, altrimenti non potrebbe avere i poteri che il Regolamento gli assegna. Se Lei non è imparziale, non può fare il Presidente del Senato.
