Non rispondere alle interpellanze del Senato è una mancanza di rispetto non verso il Parlamento ma verso i Cittadini

Intervento in Aula sulle mozioni che impegnano il Governo a rispondere alle interrogazioni e alle interpellanze dei senatori

Signor Presidente, ringrazio il senatore Amidei per avere avuto l’idea di presentare questa mozione, perché lui – a differenza di molti di noi, me compreso – si era abituato a una situazione in cui il Governo ogni tanto risponde. Tutti coloro che sono stati in un Consiglio regionale, provinciale o comunale sanno che i Governi locali, pur avendo indubbiamente molti meno mezzi e meno funzionari che lavorano su queste cose, rispondono. Recentemente ho avuto modo di verificare quanto è stato citato dalla collega: negli altri Paesi, i Governi rispondono.

I Governi, indipendentemente da quali siano, devono rispondere alle domande e non farlo una volta ogni tanto, specialmente a quelle che fanno comodo. Le sollecitazioni che consentono di fare un po’ di colore alla fine di ogni seduta nella mia esperienza non servono, purtroppo. Ho sollecitato forse quattro o cinque volte una stessa interrogazione ma non ho mai avuto risposta, pur essendo atti in possesso del Governo.

Non chiedo al Governo di sapere quali sono i suoi orientamenti su chissà quale politica, cosa per la quale si tratterebbe di organizzare una risposta molto complessa, ma di sapere che cosa dice un certo documento in possesso di un Ministero – neanche di una qualche branca esterna. È pertanto inaccettabile che il Governo non risponda. E la mozione a prima firma del senatore Amidei, firmata da molti senatori di Forza Italia e di vari gruppi dell’Opposizione, è molto importante.

Sottolineo ancora la differenza che c’è nelle risposte fra Camera e Senato. Cito solo questo dato: le interpellanze alla Camera ricevono il 69,7 per cento di risposte, mentre al Senato siamo al 19,2 per cento. La percentuale deve essere del cento per cento; se non si arriva a tale risultato è solo perché alle interrogazioni presentate oggi non si può rispondere. Ma deve essere questa la tendenza: il Governo deve rispondere. Poi, naturalmente, alle interrogazioni prive di contenuto potrà rispondere in modo laconico o dicendo che non sono di sua competenza. Alcune interrogazioni sono, infatti, di competenza degli enti locali, però qualcuno le presenta ugualmente per fare le verifiche sul territorio. Ebbene, non parlo di queste, ma di quelle che sono richieste a proposito di atti del Governo.

Sarà pur vero che in questa legislatura sono aumentati gli atti di sindacato ispettivo, ma è anche vero che ciò è la normale conseguenza dell’enorme aumento di decreti-legge, deleghe sempre più in bianco, maxiemendamenti e fiducie, che non lasciano spazio per intervenire sui singoli provvedimenti. Ne abbiamo avuto riscontro anche sui giornali nella cronaca giudiziaria di questi giorni: nessuno di noi ha avuto la possibilità di dire “sì” o “no” sulla disposizione di cui si parla, ma solo su una congerie di 700-800 commi. Almeno si potevano avere delle informazioni dal Governo. Se il Governo non le fornisce, si ha l’ennesima dimostrazione della sua totale mancanza di rispetto non per il Parlamento, ma per i cittadini. Ci sono alcune cose che dovrebbero essere valutabili attraverso il diritto di accesso. Allora è inutile che ci si presentino delle regolamentazioni.

Bisogna dare spazio adeguato alle risposte. Se non c’è la possibilità di conoscere la documentazione che il Governo ha in suo possesso, se il Governo non risponde alle interrogazioni parlamentari più volte sollecitate, non serve decisamente a niente presentare poi delle norme in Parlamento che impongono ai Comuni di mettere on line qualsiasi cosa.

Questa è la situazione che abbiamo avuto fino ad oggi. Apprendo con soddisfazione il fatto che il Governo abbia accettato la parte sostanziale della nostra mozione. Lo prendiamo fermamente in parola – anche i senatori della maggioranza che, immagino, voteranno a favore visto che il Governo ha espresso parere favorevole. L’impegno lo prende anche davanti a voi, Colleghi della maggioranza, e voi lo prendete nei nostri confronti. Il Governo deve tener fede all’impegno di rispondere alle interrogazioni; naturalmente in sede di Conferenze dei Capigruppo bisognerà dare lo spazio adeguato agli atti di sindacato ispettivo. Anche i senatori dovranno tener conto di questo: l’interrogazione la si presenta per avere una risposta e non soltanto per avere un trafiletto sul giornale locale. Ci si dovrà dunque astenere dalle interrogazioni ultronee o di competenza degli enti locali, limitandosi a presentare solo quelle che servono veramente, altrimenti il Governo – perché io conto che tenga fede ai suoi impegni – darà evidentemente risposte generiche o addirittura collettive (sempre meglio che non darle per nulla).

Prendiamo tutti in parola l’impegno del Governo. Non a partire da chissà quando: a partire dalla settimana prossima, bisogna passare a questa nuova fase, in cui, guarda un po’, alle interrogazioni – come avviene in tutti i Consigli comunali, in tutti i Consigli regionali e in tutti i Parlamenti d’Europa – si risponde.

Torna in alto