La Verità: “La ricompensa del PD ai sodali tirolesi: in regalo dal Governo l’autostrada A22”

Rinnovata la concessione per il Brennero a una partecipata di amici di dem e SVP. Guadagni per 5,5 miliardi in 30 anni

di Marco Guerra

Nel decreto fiscale su cui è stata votata la fiducia in Senato giovedì c’è un grosso regalo alle Province autonome di Trento e Bolzano. Il tutto mentre le zone terremotate, colpite da alluvioni e incendi, rimangono a bocca asciutta. È quanto denuncia il senatore di Forza Italia Lucio Malan. In pratica, Malan riferisce alla Verità che, con l’approvazione di un emendamento presentato da due senatori della Südtiroler Volkspartei (SVP), Karl Zeller e Hans Berger, vengono regalato alla società che gestisce fin dagli anni Settanta l’autostrada del Brennero (A22) i prossimi 30 anni di servizio di questo tratto, con margini di guadagno che supererebbero i 5,5 miliardi di euro (oltre 183 milioni all’anno di ritorni). Una società che è a partecipazione pubblica e che, come tutte le municipalizzate, è stata sempre guidata da politici locali che hanno alternato poltrone istituzionali ai ruoli gestionali nelle partecipate.

Ma andiamo per ordine. La vicenda inizia 6 anni fa. Malan ricorda che, nel settembre del 2011, il Governo Berlusconi – con il Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli – indisse una gara per la gestione dell’autostrada del Brennero perché, rappresentando un’attività economica molto redditizia, era considerato giusto mettere in competizione diverse aziende di gestione e manutenzione stradale. C’è da dire che l’Esecutivo si mosse con una non scontata e inconsueta puntualità, poiché la concessione agli enti locali che costituiscono l’Autostrada del Brennero SpA sarebbe poi scaduta il 30 aprile del 2014. Fatto sta che, indetta la gara d’appalto, cade il Governo Berlusconi e la società titolare della concessione fa ricorso al TAR per irregolarità nel bando. La Giustizia amministrativa dà loro torto. Così, ricorrono al Consiglio di Stato che, pur riscontrando problemi nella scrittura del bando, non dispone una nuova gara.

Da qui succede quello che denuncia Malan. I nuovi Governi, invece di porre rimedio alle irregolarità del bando – non lo fa Enrico Letta e non lo fa Matteo Renzi – iniziano una trattativa con le autorità locali delle Province autonome di Trento e Bolzano. Sempre secondo Malan, la cosa prende un’accelerazione quando Forza Italia si sfila dalla coalizione che deve approvare la riforma costituzionale e diventano, così, determinanti i circa dieci senatori del Gruppo delle Autonomie, guidati dai rappresentanti del SVP. Questi senatori non solo sterilizzano gli effetti della riforma sulle Province autonome, ma mandano avanti anche l’ipotesi – non essendo più possibili proroghe – di un affidamento dell’autostrada in house alle realtà locali che già gestiscono l’infrastruttura.

A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare che è meglio mettere un’autostrada in mani pubbliche che in quelle di privati speculatori. Le cose non starebbero proprio così perché, con una gara aperta – fa notare ancora Malan – si poteva partire da una certa offerta iniziale e scendere, ottenendo tariffe più basse per il pedaggio dell’autostrada, offrendo meno anni di concessione e pretendendo maggiori investimenti per l’adeguamento dell’infrastruttura. Invece, si parte dalle condizioni di base estremamente favorevoli e, senza nessuna concorrenza, viene data la A22 a chi la gestisce da 50 anni, con il semplice vincolo che dovranno cambiare nome.

Si arriva, così, al 14 gennaio del 2016, quando il Ministro dei Trasporti Graziano Delrio firma con i presidenti delle due Province, Arno Kompatscher e Ugo Rossi, il protocollo d’intesa che, di fatto, mette nero su bianco la proroga trentennale della concessione A22 alla futura società in house Autobrennero SpA. Un’intesa che andava sancita per legge e che, quindi, viene confermata tramite l’emendamento dei senatori Berger e Zeller, che danno mandato al Governo di fare questo accordo e che, giustamente, fanno gli interessi della loro terra.

Quello che mette a fuoco Malan è che l’attuale società di gestione è un braccio economico delle istituzioni locali, con porte girevoli che permettono di passare da cariche di Partito a cariche aziendali. Una macchina per consensi che permette di assegnare molti posti di lavoro: avrebbe, infatti, il maggior numero di dipendenti per chilometro autostradale, con stipendi molto superiori alla media delle altre società di gestione. Tutto questo è consentito grazie ai profitti immensi dati dal gran flusso di autoveicoli. I dati riferiti da Malan alla Verità parlano chiaro: nel 2016, la A22 ha incassato 370 milioni di euro, dei quali 169,5 erano margine operativo lordo – ovvero, il guadagno degli investimenti. L’utile era la stessa cifra detratta dall’ammortamento degli investimenti, cioè circa 76 milioni di euro. In base all’emendamento, il valore della concessione si aggirerebbe sui 500 milioni complessivi. Ma, secondo Malan, la cifra è completamente errata. Infatti – sempre secondo il senatore – in caso di privatizzazione, le entrate potrebbero arrivare addirittura a 3 miliardi di euro. Per fare un confronto, Malan cita gli ultimi 10 anni di concessione della Brescia-Padova, assegnati alla spagnola Abertis sulla valutazione di 1 miliardo e 200 milioni.

Si tratterebbe, quindi, di un ulteriore privilegio per il Trentino Alto Adige – che, essendo Regione autonoma, già riesce a incamerare buona parte delle tasse pagate sul territorio. Che sia stato un vero affare per Trento e Bolzano, lo testimonia anche il comunicato esultante diffuso giovedì dal senatore Zeller.

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