In Venezuela, come in Italia, ci siamo sempre battuti e ci battiamo per la libertà e per la democrazia e lo faremo sempre

Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro degli affari esteri, che ha lasciato l’Aula, signor Ministro per i rapporti con il Parlamento, che è ancora in Aula, noi non siamo qui per fare un dibattito accademico, per cercare di dire qualcosa di intelligente sul Venezuela. Certo, naturalmente siamo qui anche per questo. Ma siamo qui soprattutto per decidere finalmente con un voto, dopo settimane che lo chiediamo, qual è la posizione dell’Italia sulla situazione del Venezuela, e cioè che cosa concretamente fa l’Italia riguardo alla situazione del Venezuela; un Paese in cui milioni di cittadini si schierano per la democrazia e per la libertà, di fronte a un regime che ha un sostegno che si assottiglia sempre più, ma che ha un forte sostegno, anche se non totale, nelle forze armate, in quella parte delle forze armate colluse con il narcotraffico. Ebbene, noi dobbiamo stabilire da che parte stare: se vogliamo stare con chi chiede la libertà; se vogliamo stare sul serio con l’Assemblea nazionale che da tutti i Gruppi – anche se, da quanto ho capito, non proprio da tutti – in quest’Aula e anche dal Governo italiano è riconosciuta come organo legittimo, e dunque indire le elezioni secondo le procedure stabilite dalla Costituzione del Venezuela; se vogliamo stare con i cittadini italiani che sono in Venezuela. Secondo i dati dell’ambasciata italiana a Caracas, sono 160.000 i cittadini italiani registrati nei consolati, a cui si aggiungono un milione e mezzo o due milioni di oriundi. Noi dobbiamo decidere se fare quello che loro ci chiedono, oppure assumere una posizione ambigua, che nella sua ambiguità porta un insperato – ma probabilmente richiesto – aiuto al regime di Maduro.

Ebbene, dopo settimane di ambiguità, in cui abbiamo anche sentito dire che l’Italia lavorava per una posizione comune dell’Unione europea, apprendiamo che è solo per l’intervento dell’Italia che l’Unione europea non ha assunto una posizione chiara al riguardo: riconoscere Juan Guaidó come Presidente ad interim, con l’incarico di portare a nuove elezioni. Questo è il punto. Questo è quello che l’Unione europea stessa avrebbe approvato se non fosse per il veto dell’Italia.

Abbiamo letto anche oggi delle dichiarazioni apprezzabili da Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari, che vanno in una direzione, che è quella che noi auspichiamo. Ma quello che conta è quello che si dice nelle risoluzioni, quello che si dice nei documenti ufficiali, quello che si dice nel consesso internazionale. L’Italia ha impedito all’Unione europea di assumere una posizione di reale e concreto sostegno alla istituzionalmente correttissima mossa del presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidó.

Abbiamo davanti a noi una risoluzione proposta dalla maggioranza governativa che è formalmente ambigua, ma nei fatti chiarissima. È chiarissima perché, non schierandosi né da una parte né dall’altra, almeno formalmente, si schiera dalla parte del più forte, di chi ha ed esercita la funzione di Presidente, sia pure dopo elezioni che tutti riconosciamo illegittime, che ha dalla sua parte le Forze armate e le diverse polizie segrete che sono state istituite in Venezuela per perseguitare, incarcerare, uccidere al di fuori di ogni procedura giuridica gli oppositori. L’Organizzazione degli Stati americani afferma che solo dal 2015 ci sono state 8.000 esecuzioni di cittadini del Venezuela, tra i quali tanti nostri connazionali o oriundi italiani, ammazzati al di fuori di qualunque procedura giudiziaria; 18.000 detenzioni arbitrarie (in altre parole, sequestri di persona).

Se non ci si schiera, allora, ci si schiera dalla parte del più forte. Se tra l’aggressore e la persona debole aggredita si sta al di fuori, l’aggressore avrà la meglio e la persona aggredita viene massacrata.

Nel documento della maggioranza si tiene conto anche della decisione del Tribunale supremo di giustizia che ha dichiarato nullo lo statuto di transizione votato dall’Assemblea nazionale. Ricordo che il suddetto Tribunale è quello che ha esautorato il Parlamento, contro ogni procedura prevista dalla Costituzione. Ma come si fa a prendere in considerazione un documento di questo genere? (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Casini). È un documento di un organismo illegittimo che ha decretato la morte della democrazia in Venezuela, almeno nelle loro speranze. Per fortuna – grazie a Dio – c’è un popolo che lotta e non ha paura; ci sono dei leader che non hanno paura e, nonostante le numerose incarcerazioni, esecuzioni e detenzioni arbitrarie, continuano a lottare.

Per il resto, la proposta di risoluzione della maggioranza impegna il Governo «a continuare ad attivarsi per tutelare la sicurezza dei nostri connazionali residenti in Venezuela». Benissimo, ma il Governo ha detto di no alla proposta di risoluzione presentata dal collega Fazzolari e dai colleghi Alderisi, Fantetti ed altri del Gruppo Forza Italia, in cui si chiede di mettere nei consolati italiani un adeguato personale per venire incontro alle richieste dei nostri concittadini. Per cui sì a parole, ma no nei fatti.

Poi si chiede di affrontare l’emergenza umanitaria. Mentre parlava il ministro Moavero Milanesi, Nicolás Maduro ha detto di no agli aiuti umanitari, per impedire l’ingresso dei quali ha schierato l’esercito al confine con la Colombia. Ma come facciamo a dire che siamo per gli aiuti umanitari quando non diciamo nulla contro simili fatti e neppure li citiamo?

Poi la proposta di risoluzione della maggioranza dice di condannare «ogni forma di violenza, repressione». Violenza di chi? Forse la violenza di quei cattivoni dell’opposizione, come abbiamo sentito nella scorsa legislatura dire dai banchi del MoVimento 5 Stelle (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Casini), quando dicevano che c’erano molti morti nelle manifestazioni di piazza, per colpa degli oppositori che protestano in modo un po’ esagerato.

E poi la suddetta proposta di risoluzione chiede che siano convocate «nuove elezioni presidenziali, che siano libere» eccetera. Ma chi le deve convocare? (Applausi dal Gruppo FI-BP). Per la Costituzione italiana, come quella venezuelana, devono essere convocate dal Presidente. Chi è il Presidente? È Nicolás Maduro, eletto con elezioni farsa? Tutti dicono a parole di no, ma nella pratica, se non si dice che deve convocarle il presidente dell’Assemblea nazionale nonché presidente della Repubblica ad interim Juan Guaidó, è come non dire nulla e dare spazio a Maduro, il quale infatti ha ringraziato.

Qui siamo in una situazione in cui c’è un regime isolato, che non ha il sostegno di alcun Paese dal quale non sia imbarazzante riceverlo, che sperava di avere un aiuto. L’aiuto viene dal Governo italiano: vergogna! (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Casini). Vergogna! I nostri connazionali rischiano la vita e noi non rischiamo di offendere qualcuno. Il voto è libero; la questione Venezuela non è nel contratto di Governo, che sembra superiore alla Costituzione. È la coscienza che è superiore al contratto di Governo! (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Casini).

E così abbiamo anche il no alla proposta di risoluzione presentata da diversi Gruppi dell’opposizione che chiede di riconoscere l’Assemblea nazionale come l’unica legittimata a gestire e portare a nuove elezioni. Io mi chiedo come sia possibile questa comunanza di intenti con il Governo di Maduro, con la dittatura di Maduro.

Quanto alle origini del disastro economico del Venezuela, noi abbiamo sentito qui dare la colpa, dal collega senatore del MoVimento 5 Stelle, al calo del prezzo del petrolio. Già, il problema è che Hugo Chávez, che ha governato dal 1999 e alla cui tomba due anni fa dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle sono andati a recare omaggio – tra quelli ci sono degli attuali membri del Governo – ha puntato tutto sul petrolio; o meglio, ha puntato tutto su quella che lui ha chiamato redistribuzione democratica del benessere proveniente dal petrolio. In altre parole, ha triplicato i dipendenti della pubblica amministrazione e i dipendenti dell’azienda petrolifera, che ha statalizzato. Risultato: quando il petrolio, che è arrivato a costituire il 98 per cento delle esportazioni del Venezuela (quando per l’Arabia Saudita è solo il 77 per cento), ha visto il suo prezzo scendere – fatto che si poteva tranquillamente prevedere – il Venezuela è andato alla fame. I nostri connazionali, così come gli altri venezuelani, non riescono a trovare il cibo e i farmaci. I bambini sono denutriti, al punto da ritenere compromessa per tutta la vita la loro salute.

Allora, di fronte a una situazione di questo genere non c’è ambiguità, non c’è spazio per l’equidistanza. Noi difendiamo la libertà e la democrazia in Venezuela, così come la difendiamo in Italia, dove qualcuno parla di abolire la democrazia rappresentativa e, quindi, la democrazia.

In Venezuela, come in Italia, ci siamo sempre battuti e ci battiamo per la libertà e per la democrazia e lo faremo sempre. (Applausi dai Gruppi FI-BP, PD e del senatore Casini).

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