{"id":55237,"date":"2014-12-03T15:02:36","date_gmt":"2014-12-03T15:02:36","guid":{"rendered":"https:\/\/test.luciomalan.it\/index.php\/2014\/12\/03\/il-senatore-malan-interviene-in-aula-sulla-fiducia-al-governo-in-materia-di-lavoro\/"},"modified":"2014-12-03T15:02:36","modified_gmt":"2014-12-03T15:02:36","slug":"il-senatore-malan-interviene-in-aula-sulla-fiducia-al-governo-in-materia-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.luciomalan.it\/index.php\/2014\/12\/03\/il-senatore-malan-interviene-in-aula-sulla-fiducia-al-governo-in-materia-di-lavoro\/","title":{"rendered":"Jobs Act: Norme generiche e termini vaghi. L&#8217;unica certezza? L&#8217;incertezza"},"content":{"rendered":"<h4>Mistero sulle &#8220;tutele crescenti&#8221;, mistero sugli obblighi degli imprenditori. Una delega generica che d\u00e0 modo al Governo di fare quello che vuole, compreso l&#8217;inserimento di norme decise nella segreteria PD<\/h4>\n<h5>Il senatore Malan interviene in Aula sulla fiducia al Governo in materia di lavoro<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo provvedimento ha suscitato grandi aspettative sia negli operatori economici, sia tra i tanti Italiani che cercano lavoro. Proprio in questi giorni stiamo sperimentando il massimo tasso di disoccupazione della Storia &#8211; e non degli ultimi 37 anni, come affrettatamente alcuni interpretano. Si dice che \u00e8 la prima volta dal 1977 che c&#8217;\u00e8 un tasso di disoccupazione cos\u00ec alto solo perch\u00e9 \u00e8 dal 1977 che c&#8217;\u00e8 l&#8217;attuale tipo di misurazione del tasso di disoccupazione. Giova per\u00f2 ricordare che, nel 1977, la disoccupazione era al 7 per cento, mentre oggi \u00e8 al 13,4 per cento: nel 1977 dunque non era pi\u00f9 alta. In precedenza non si \u00e8 mai raggiunto l&#8217;attuale livello, quindi <strong>oggi abbiamo il massimo livello di disoccupazione di sempre, e l&#8217;attuale Esecutivo non pu\u00f2 limitarsi a dire che \u00e8 colpa dei Governi precedenti<\/strong>; quanto meno non dovrebbe aumentare pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo provvedimento si \u00e8 fatto credere che si aprono orizzonti sconfinati per la crescita dell&#8217;occupazione, mentre invece non si apre un bel nulla. Tanto per cominciare, come ho avuto modo di dire ieri illustrando la questione pregiudiziale a nome del Gruppo Forza Italia, si tratta di <strong>norme cos\u00ec generiche che sono atte a generare incertezza<\/strong>, ed \u00e8 esattamente l&#8217;incertezza che induce a non fare investimenti (e assumere nuovi lavoratori e lavoratrici \u00e8 un investimento).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo. Dentro il provvedimento non c&#8217;\u00e8 praticamente nulla; l&#8217;unica certezza \u00e8 che non ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di reintegro per i licenziamenti dovuti a ragioni economiche. Ma questo, come ha chiaramente precisato l&#8217;ex ministro Fornero, era gi\u00e0 previsto nel suo decreto &#8211; che, peraltro, non ha una buona fama in nessuna delle categorie produttive del Paese. Dunque <strong>questa previsione c&#8217;era gi\u00e0: \u00e8 stata riscritta<\/strong>. Un po&#8217; come \u00e8 stato riscritto che le pubbliche amministrazioni non possono chiedere documenti di cui gi\u00e0 sono in possesso: <strong>una norma antichissima<\/strong> che purtroppo il Governo &#8211; in questo caso anche altri Governi precedenti &#8211; non fa applicare. Dunque, tale previsione non \u00e8 una novit\u00e0 perch\u00e9 gi\u00e0 c&#8217;era prima. Inoltre, di fatto, quando l&#8217;azienda riduce il suo personale per ragioni economiche, \u00e8 davvero difficile pensare a un reintegro forzoso perch\u00e9 causerebbe verosimilmente il fallimento dell&#8217;azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non abbiamo nessuna certezza sui tempi e sui modi, mentre il secondo elemento di cui abbiamo certezza \u00e8 che i vari contratti che vanno sotto il nome di precariato (ad esempio, i contratti di collaborazione) vengono aboliti o progressivamente superati. I termini sono tutti molto vaghi, ma questa sembra essere una certezza. Conoscendo la realt\u00e0 dell&#8217;impresa italiana, \u00e8 estremamente verosimile che, su cento contratti di questo tipo oggi vigenti, forse una met\u00e0 &#8211; ad essere davvero molto ottimisti &#8211; potr\u00e0 diventare quel contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti di cui si parla. Anche in questo caso, peraltro, dobbiamo affidarci alla bont\u00e0 del Governo per sapere <strong><em>quali sono<\/em> queste tutele, <em>quanto<\/em> e <em>quando<\/em> crescono sia dal punto di vista del lavoratore, sia dal punto di vista dell&#8217;imprenditore<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, pensare che la met\u00e0 degli imprenditori che oggi assumono a tempo determinato passi a questi contratti significa gi\u00e0 essere ottimisti. Mi chiedo, infatti, se l&#8217;imprenditore si fider\u00e0 veramente del fatto che, qualora non dovesse avere pi\u00f9 bisogno di questo lavoratore &#8211; magari dopo sei mesi o comunque dopo il tempo a cui era generalmente abituato a legare la durata dei contratti a tempo determinato &#8211; potr\u00e0 mandarlo a casa senza problemi. Basta vedere quello che accade oggi, a proposito del decreto che porta il nome del ministro Poletti (che ringrazio per la sua presenza in Aula: se dir\u00e0 ai suoi colleghi di fare lo stesso quando sono in discussione provvedimenti di loro specifico interesse, gliene saremo ancora pi\u00f9 grati ma, intanto, lodo la sua presenza in Aula nella discussione del provvedimento, che qualifica maggiormente il suo Dicastero). Dunque, il contratto a tutele crescenti non d\u00e0 affidamento alle aziende; le aziende infatti oggi, a seguito del decreto che porta il nome del ministro Poletti, che ha reso possibile &#8211; a differenza della legge Fornero &#8211; fare diversi \u00abturni\u00bb di assunzione a tempo determinato, a volte non utilizzano questa possibilit\u00e0 e applicano invece la vecchia legge, temendo che poi, davanti a un magistrato del lavoro o alle richieste di un sindacato, venga detto loro che non vale la norma odierna ma vale ancora la normativa precedente. Forse sbagliano, ma nella realt\u00e0 accade questo: figuriamoci cosa potrebbe accadere con un contratto che, bene o male, si chiama contratto a tempo indeterminato. Gli imprenditori potrebbero dunque chiedersi se, assumendo un lavoratore a tempo indeterminato, poi davvero lo possono mandare via. Potrebbe sembrar loro difficile. Gi\u00e0 \u00e8 difficile adesso, con questi tipi di contratto, figuriamoci in futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile, dunque, che il 50 per cento di questi contratti diventer\u00e0 magari a tempo indeterminato a tutele crescenti &#8211; e dobbiamo sperarlo, per il bene del nostro Paese, dei lavoratori e dei disoccupati che vorrebbero non esserlo pi\u00f9 &#8211; ma <strong>gli altri lavoratori, ovvero l&#8217;altro 50 per cento, diventeranno disoccupati<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un fatto davvero molto negativo e va sottolineato: in questo senso si spiega la dichiarazione del Presidente del Consiglio, che ha detto che quello in esame \u00e8 il provvedimento pi\u00f9 di Sinistra preso dal suo Governo. Effettivamente, il fatto di credere che basti una norma per cambiare la realt\u00e0 fa parte di una certa mentalit\u00e0 di Sinistra, che non vale per tutta la Sinistra, e che spereremmo, per il bene del Paese, che venga superata &#8211; a Sinistra come a Destra, naturalmente. Mi riferisco all&#8217;idea che <strong>basti scrivere una norma per far cambiare la realt\u00e0<\/strong>. La realt\u00e0 pu\u00f2 essere tutt&#8217;al pi\u00f9 migliorata o incentivata ad andare in una certa direzione, ma non cambia. Se la situazione \u00e8 quella attuale, almeno la met\u00e0 di questi contratti a tempo determinato si trasformer\u00e0 in \u00abcontratti di disoccupazione\u00bb. Se questa \u00e8 la nuova Sinistra, non vedo grosse novit\u00e0 rispetto alla Sinistra che pensavamo fosse superata, ascoltando le dichiarazioni stesse dei dirigenti del Partito Democratico e dello stesso Matteo Renzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, il problema pi\u00f9 grave del provvedimento in esame resta<strong> l&#8217;assoluta genericit\u00e0 della delega, che d\u00e0 modo al Governo di fare esattamente quello che vuole<\/strong>, magari immettendo nei decreti legislativi delle<strong> norme decise non in Parlamento ma nella direzione centrale<\/strong> (o nel comitato di direzione: non ricordo esattamente come si chiama questo organo) <strong>del Partito Democratico<\/strong>. Si tratta di un organo rispettabilissimo ma che non \u00e8 il Parlamento, al quale l&#8217;articolo 70 della Costituzione affida il potere e il dovere di fare le leggi e di farle alle luce del sole, e in cui le varie posizioni vengono rendicontate e dove chi vota sa per che cosa vota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi, Colleghi, che vi apprestate a votare il provvedimento, molto verosimilmente attraverso il voto di fiducia, davvero farete un atto di fiducia. Anzi, <strong>pi\u00f9 che un atto di fiducia si tratta di un atto di fede<\/strong>, ma la fede, a mio parere, andrebbe riservata a cose pi\u00f9 serie e non a una delega genericissima attraverso cui il Governo potr\u00e0 fare qualunque cosa. Ad esempio, potr\u00e0 stabilire che la paga minima \u00e8 di 50 centesimi all&#8217;ora &#8211; e dunque anche chi lavora a tempo pieno potrebbe non avere nemmeno i mezzi per sopravvivere &#8211; oppure stabilire una paga minima alta e demagogica che, nell&#8217;immediato, far\u00e0 sperare i lavoratori, ma che nel medio o nel breve termine vorr\u00e0 dire che quei posti di lavoro non ci saranno pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mistero sulle &#8220;tutele crescenti&#8221;, mistero sugli obblighi degli imprenditori. 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