{"id":57254,"date":"1995-07-12T14:58:26","date_gmt":"1995-07-12T14:58:26","guid":{"rendered":"https:\/\/test.luciomalan.it\/index.php\/1995\/07\/12\/pensioni-una-riforma-giunta-dopo-mesi-di-trattative-tra-governo-e-sindacati-mentre-il-parlamento-restava-completamente-alloscuro\/"},"modified":"1995-07-12T14:58:26","modified_gmt":"1995-07-12T14:58:26","slug":"pensioni-una-riforma-giunta-dopo-mesi-di-trattative-tra-governo-e-sindacati-mentre-il-parlamento-restava-completamente-alloscuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.luciomalan.it\/index.php\/1995\/07\/12\/pensioni-una-riforma-giunta-dopo-mesi-di-trattative-tra-governo-e-sindacati-mentre-il-parlamento-restava-completamente-alloscuro\/","title":{"rendered":"Pensioni: una riforma giunta dopo mesi di trattative tra Governo e sindacati, mentre il Parlamento restava completamente all&#8217;oscuro"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\">Una riforma pi\u00f9 severa di quella proposta dal Governo Berlusconi, che vide milioni di lavoratori in piazza. Ben presto bisogner\u00e0 rimetterci mano, con tutti gli svantaggi che ci\u00f2 comporter\u00e0 per la stabilit\u00e0 economica e politica del Paese<\/h4>\n<h5 style=\"text-align: justify;\">Intervento in Aula nella discussione della questione di fiducia sulla riforma del sistema previdenziale<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l&#8217;affollamento di quest&#8217;Aula, a beneficio di quanti ci seguono per radio (penso siano sicuramente la maggior parte, dal momento che i presenti sono all&#8217;incirca quindici o venti, non di pi\u00f9), \u00e8 certamente significativo. Non \u00e8 sintomo di scarso interesse dei deputati al dibattito sulla riforma del sistema previdenziale; questo \u00e8 un luogo comune, al quale di solito ricorre chi viene qui per fare il suo discorsino e, sebbene se ne vada immediatamente dopo, si lamenta della scarsa presenza. Tale fenomeno indica, invece, come i deputati abbiano compreso che <strong>il Parlamento, umiliato in molte occasioni, questa volta \u00e8 stato addirittura snobbato, esautorato, beffato e imbavagliato<\/strong>. Certo, possiamo parlare: in questa serata siamo, infatti, &#8220;liberi di sfogarci&#8221; &#8211; come ha detto qualcuno in questa e in altre occasioni; il Parlamento \u00e8 diventato uno \u00absfogamento\u00bb, la Camera dei Deputati si \u00e8 trasformata nella Camera degli \u00absfogati\u00bb (attenzione a non sbagliare le vocali di questa parola, perch\u00e9 sarebbe un <em>lapsus <\/em>freudiano!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa riforma previdenziale \u00e8 giunta qui dopo lunghi mesi di trattativa con i sindacati, mentre i parlamentari restavano completamente all&#8217;oscuro<\/strong> di quanto si andava delineando &#8211; <strong>fatta salva qualche informazione passata dai giornalisti<\/strong>, i quali, diversamente da noi, sono sempre stati tenuti informati di fatti, rumori e segrete intenzioni. In quel periodo, le settimane e i mesi sono stati spesi, direi, con generosit\u00e0: ovvio &#8211; forse poco rispettoso delle istituzioni ma ovvio &#8211; che i tempi per questa fastidiosa formalit\u00e0 della ratifica parlamentare dovessero, di conseguenza, restringersi al minimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna dire che a un serio lavoro parlamentare non ha giovato <strong>l&#8217;ostruzionismo, con la presentazione di 3.500 emendamenti<\/strong> di cui, invero, non pi\u00f9 di poche centinaia e forse poche decine realmente significativi. Avrebbe dovuto essere chiaro fin dall&#8217;inizio che la formalizzazione di migliaia di emendamenti avrebbe prodotto il risultato di non farne discutere neanche uno, come sta ora succedendo. Anche senza questa fiducia, d&#8217;altra parte, si sarebbe ottenuta tutt&#8217;al pi\u00f9 una raffica di pareri negativi in serie o, al limite, di voti negativi fatti ugualmente all&#8217;ingrosso. Purtroppo, questo maxi-ostruzionismo \u00e8 la principale e forse l&#8217;unica forte ragione che pu\u00f2 addurre il Governo rispetto alla posizione della questione di fiducia. Sta di fatto che, con questo maxiemendamento, esso riprende con pochissime modificazioni ben dodici articoli del disegno di legge originario &#8211; articoli che non sono di poco conto; anzi, costituiscono il fondamento dell&#8217;intera riforma. A tale emendamento sono stati presentati <strong>centocinquanta subemendamenti<\/strong> &#8211; di cui alcuni successivamente ritirati, secondo quanto mi risulta &#8211; dal Gruppo del Centro Cristiano Democratico; ne rimanevano, pertanto, circa dieci per articolo. Non mi sembra davvero molto, quando ciascuno degli articoli \u00e8 pi\u00f9 importante di molte leggi che ci tocca approvare o ratificare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo incidentalmente che, alcuni giorni fa, il Presidente del Consiglio rivolse un appello a tutti i Gruppi chiedendo un gesto di buona volont\u00e0 consistente nel <strong>ridurre al minimo gli emendamenti<\/strong>. Il Gruppo dei Federalisti e Liberal-democratici, accogliendo tale invito, ridusse i suoi &#8211; che originariamente erano una sessantina &#8211; a trentacinque; la maggior parte di questi, ovviamente, vertevano sui primi articoli che erano i pi\u00f9 importanti. <strong>Ci siamo ora limitati a formalizzare otto subemendamenti<\/strong> (per la verit\u00e0 ne avremmo presentati altri quattro o cinque, se non fosse mancato il tempo materiale) al maxiemendamento presentato dal Governo, che ha eliminato la maggior parte degli emendamenti rimasti. <strong>Tre di questi subemendamenti sono stati giudicati inammissibili in commissione Bilancio<\/strong>; noto incidentalmente che questi sono perfettamente equivalenti ad altri emendamenti presentati al testo originario, i quali a suo tempo erano stati giudicati ammissibili, sia pure con parere contrario. E s\u00ec che questa volta li avevamo correlati a una copertura! <strong>Abbiamo visto con sconcerto respingere una proposta che aveva copertura, quando in precedenza essa era stata accettata senza copertura<\/strong>. Questo \u00e8 avvenuto &#8211; e lo dico a difesa del grande lavoro svolto con elogiabile impegno e competenza dalla commissione Bilancio &#8211; per esplicito impulso del Governo nella persona del sottosegretario Vegas, che questa mattina era presente in commissione Bilancio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo dedurre che il gesto di buona volont\u00e0 che ci era richiesto non avesse un significato preciso e che, comunque, si trattava di <strong>una buona volont\u00e0 a senso unico<\/strong>, di una fiducia da esprimere a occhi chiusi. Di conseguenza, comprendo coloro che non hanno ritirato gli emendamenti perch\u00e9, se lo avessero fatto, sarebbero stati beffati. <strong>I cinque emendamenti sopravvissuti non rappresentavano un pericolo per la riforma e per i conti dello Stato<\/strong>. Di uno ha parlato poco fa l&#8217;onorevole Benetto Ravetto e del pi\u00f9 importante parler\u00e0 tra poco l&#8217;onorevole Lantella. Se un pericolo si correva con quest&#8217;ultimo, era che la riforma diventasse veramente innovativa, dando realmente libert\u00e0 di scelta ai cittadini (che \u00e8 quanto noi abbiamo chiesto e proposto in campagna elettorale). In realt\u00e0, la proposta al nostro esame, ahim\u00e8, non si muove in tale direzione: il fatto che si agevolino certi istituti piuttosto che altri per quanto riguarda la previdenza integrativa non ha senso, perch\u00e9 <strong>se vi \u00e8 l&#8217;obbligo di versare somme sempre pi\u00f9 consistenti alla previdenza obbligatoria, rimane assai poco spazio e per pochi sulla previdenza integrativa<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro emendamento proponeva per chi scegliesse di andare in pensione prima dei fatidici 65 anni le stesse penalizzazioni previste dalla proposta del Governo Berlusconi, nella misura cio\u00e8 del 3 per cento all&#8217;anno. \u00c8 sfuggito a molti che <strong>le penalizzazioni proposte dall&#8217;attuale disegno di legge sono assai pi\u00f9 pesanti: chi decidesse di andare in pensione a 64 invece che a 65 anni avrebbe una penalizzazione del 3,77 per cento<\/strong> invece che una del 3 per cento; <strong>chi decidesse di andare in pensione a 63 anni avrebbe una penalizzazione del 7 per cento<\/strong> anzich\u00e9 del 6 percento, come previsto nella proposta Berlusconi. Essendo cambiato completamente il criterio di calcolo, la cosa non \u00e8 stata cos\u00ec visibile &#8211; grazie anche alla copertura dei <em>media, <\/em>dei sindacati e del potente apparato che ha difeso la riforma, la quale ha senz&#8217;altro lati pregevoli. Se tale emendamento fosse stato sottoposto al voto, sarebbe stato respinto in quanto palesemente pi\u00f9 generoso: esso, infatti, avrebbe avuto un effetto meno forte sui conti pubblici. Sarebbe, dunque, stato chiaro che <strong>la riforma che adesso si propone \u00e8 pi\u00f9 severa<\/strong>, sotto questi aspetti, <strong>di quella che a suo tempo fu proposta dal Governo Berlusconi e che fece scendere, pi\u00f9 o meno spontaneamente, milioni di lavoratori in piazza<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro emendamento avrebbe equiparato nel regime transitorio lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti: vi era il pericolo che la riforma contenesse realmente elementi di armonizzazione&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, sarebbe stato interessante esaminare questi emendamenti. E penso sarebbe stato altrettanto interessante esaminarne altri, presentati da Gruppi diversi dal nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora ci troviamo di fronte al maxiemendamento del Governo cos\u00ec com&#8217;\u00e8. <strong>Il nostro senso di responsabilit\u00e0 e la constatazione della realt\u00e0 ci inducono a ritenere che questa riforma sia effettivamente necessaria<\/strong>. Ho sfogliato poco fa la rassegna stampa riguardante la riforma previdenziale del dicembre scorso: illustri economisti a gettone dichiaravano che la necessit\u00e0 della medesima era tutta un <em>bluff, <\/em>che in realt\u00e0 i conti non erano cos\u00ec negativi come si diceva e che, anzi, ve ne erano in attivo. Dunque la riforma, secondo loro, non era necessaria e i pericoli erano ben altri (l&#8217;evasione fiscale e cos\u00ec via). Qualcuno \u00e8 rimasto su questa posizione &#8211; e sono i colleghi di Rifondazione Comunista. Altri, invece, hanno improvvisamente cambiato idea, e hanno scoperto che quello che meno di un anno fa definivano un <em>bluff <\/em>ora \u00e8 invece una realt\u00e0 dura che deve essere affrontata con senso di responsabilit\u00e0 e di cui devono farsi carico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nutriamo dei dubbi sul testo del Governo perch\u00e9, se da un lato siamo coscienti della necessit\u00e0 di varare una riforma e che non si poteva andare avanti con il sistema precedente &#8211; perch\u00e9 era troppo generoso, essendo stato voluto da un sistema consociativo che ha ottenuto per anni enormi risultati elettorali, dominando la scena politica italiana e portando i conti pubblici del paese allo sfacelo &#8211; d&#8217;altra parte ci saremmo aspettati che una riforma fosse realmente in grado di riformare e non si limitasse a cambiare determinati parametri facendo ricorso, alla fine, allo stesso tipo di meccanismi e limitandosi a stringere i cordoni della borsa. <strong>Questa, infatti, non \u00e8 una riforma, bens\u00ec una mera forma di risparmio, di lesina<\/strong>. Riforma \u00e8 ben altro. Ci sono pur sempre degli aspetti apprezzabili, come la possibilit\u00e0 di disporre di calcoli definiti basati sulla contribuzione e non su numeri astratti. In tal modo, infatti, si creavano delle disparit\u00e0 tra lavoratori che avevano versato le stesse somme. Vi sono, per\u00f2, anche degli aspetti discutibili, cos\u00ec come, per altri versi, l&#8217;emendamento 1.66 del Governo avrebbe dovuto essere modificato attraverso l&#8217;approvazione di un nostro subemendamento &#8211; cosa che, purtroppo, non \u00e8 stato possibile fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo sconcertati sentendo che si d\u00e0 per certo che questa sar\u00e0 la procedura che verr\u00e0 seguita per la rimanente parte del disegno di legge. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che <strong>questo provvedimento non \u00e8 figlio del Parlamento bens\u00ec di un accordo tra Governo e sindacati<\/strong>. Pertanto, il Governo, i sindacati e le forze che hanno sostenuto tale accordo se ne dovranno far carico; soprattutto quando, <strong>ben presto, si scoprir\u00e0 che non \u00e8 sufficiente e che bisogner\u00e0 porre nuovamente mano a questa riforma, con tutti gli svantaggi che ci\u00f2 comporter\u00e0 dal punto di vista della stabilit\u00e0 economica e politica del Paese<\/strong>. Sappiamo, infatti, come tutto ci\u00f2 incida profondamente, con risvolti anche dolorosi, nella realt\u00e0 sociale e sulle aspettative dei Cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riforma pi\u00f9 severa di quella proposta dal Governo Berlusconi, che vide milioni di lavoratori in piazza. 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